USA: Ultimi Dati Disponibili

Mentre l’'economia globale continua il trend di crescita, lo stato di salute dell’economia del colosso USA inizia a trasmettere segnali preoccupanti che fanno intravedere un possibile stallo dell'espansione iniziata nel giugno 2009. Le ragioni alla base delle previsioni negative sono da ricercarsi, in primis, nell’incertezza politica interna e nell’atteggiamento critico e revisionista dell’amministrazione centrale americana rispetto agli accordi internazionali ed alle relazioni con i vari partner commerciali.
 
I segnali positivi provenienti dal Giappone e dall'Eurozona, importanti motori dell’economica globale ed il deprezzamento della valuta USA, dovrebbero sostenere, nel medio-lungo termine, un aumento, significativo, della produzione manifatturiera del paese nordamericano, almeno per il prossimo decennio mitigando i fattori di crescita negativa.
 
Il disastroso impatto sulla produzione di petrolio dell’uragano Harvey, che ha colpito il Texas e gli altri stati del Golfo, potrebbe creare problemi all’industria manifatturiera USA, nel corso del 2018, facendo salire il costo del greggio.
La crescente tensione politico-militare fra Washington e la Corea del Nord rappresentano un fattore di rischio non solo per l’economia USA ma anche per quella dei paesi asiatici limitrofi.
 
Lo scorso settembre, la Manufacturers’ Alliance for Productivity and Innovation (MAPI) ha pubblicato le previsioni sulla produzione manifatturiera USA, che indicano una crescita contenuta del PIL, dell’1,7%, nel triennio 2018-2020, di contro ad una crescita dell'output manifatturiero del 2,2% nello stesso periodo.
 
Sempre secondo MAPI, la spesa per beni capitali ed investimenti in attrezzature e macchinari, che languisce ormai da diversi anni, avrà un impatto sui livelli di produzione e di produttività, anch’essi stagnanti.
La perdurante forza del dollaro nei confronti delle principali valute mondiali, che dovrebbe diminuire nel corso del prossimo decennio ed i tassi d’interesse relativamente elevati o quantomeno superiori rispetto al quantitative easing di alcuni anni fa,
continueranno a giocare, nel periodo 2018-2020, a sfavore delle aziende manifatturiere USA che cercano di mantenere prezzi competitivi in un mercato sempre più globale.
 
Nei primi novi mesi del 2016, le importazioni totali statunitensi relative ai 15 settori di riferimento di Machines Italia sono diminuite del 0,56%, raggiungendo quota € 35,5 miliardi.
 
Per quanto riguarda le importazioni statunitensi delle principali categorie merceologiche di beni strumentali, si è registrata una diminuzione delle macchine lavorazione metalli (-5,5%), delle macchine agricole (-47,5%), delle macchine dell’industria grafica e cartotecnica (-2,6%) e delle macchine metallurgia/fonderia (-5,4%).
 
In aumento, invece, le macchine per l’industria conciaria (23,2%), le macchine lavorazione vetro (19,7%),  le macchine per lavorazione plastica e gomma (12,9%), la componentistica oleodinamica, pneumatica ed organi di trasmissione (10,2%), le macchina dell’industria alimentare (6,5%), le macchine tessili (6,0%), le macchine lavorazione legno (2,8%), le macchine per l’imballaggio (2,7%), le macchine per la lavorazione del marmo (2,1%), le macchine per la ceramica (1,3%) e le macchine per il movimento della terra (1,0%).
 
Quasi il 60% delle importazioni statunitensi di beni strumentali è costituito da componentistica oleodinamica, pneumatica ed organi di trasmissione (35,8%), macchine per il movimento terra e per l’edilizia (14%) e macchine per lavorazione dei metalli (8%).
 
Nei primi novi mesi del 2017, le importazioni USA di meccanica strumentale made in Italy hanno registrato una diminuzione dell’1,4% rispetto allo stesso periodo del 2016 – Il calo è tuttavia inferiore a quello riportato da altri paesi europei come la Germania (-3,7%), Regno Unito (-12,6%) e la Francia (-4,4%). L'Italia si riconferma il sesto maggiore fornitore USA di macchinari e tecnologie strumentali - 15 settori progetto Machines Italia - con € 2,2 miliardi esportati nei primi 9 mesi del 2017, con una quota di mercato superiore al 6%.
 
Precedono l’Italia, nell’ordine seguente il Giappone, la Germania, la Cina, il Canada e il Messico, mentre la seguono la Corea del Sud, il Regno Unito, la Francia e il Taiwan.
 
Un aumento è stato riscontrato per le macchine per il movimento terra ed edilizia (32%), macchine per la lavorazione del marmo (25,8%), macchine per la lavorazione del vetro (24,3%), macchine per l’industria conciaria (23,2%), oleodinamica, pneumatica ed organi di trasmissione (19,9%), macchine per la lavorazione di plastica e gomma (17,3%), macchine del settore metallurgico (9,5%) e le macchine industria alimentare (5,7%).
 
In calo soltanto sei dei quindici settori di Machines Italia, ovvero le macchine agricole (-29,9%), macchine utensili per la lavorazione dei metalli (-24,9%), macchine dell'industria grafica e cartotecnica (-25,2%), macchine per la lavorazione del legno (-6,8%), macchine per la ceramica (-5,8%), macchine tessili (-2%) e macchine per l’imballaggio (-0,6%).
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