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Secondo l’ultimo rapporto dell’associazione “Manufacturers’ Alliance for Productivity and Innovation” (MAPI), nel 2016 ci sarà un’accelerazione significativa della crescita che registrerà il settore manifatturiero americano.

Lo scorso giugno la MAPI ha pubblicato un aggiornamento delle sue previsioni economiche trimestrali, dove risulta che il PIL reale USA si dovrebbe espandere del 2,5% nel 2015 e del 4,0% nel 2016.

“Un certo numero di fattori che hanno spinto la crescita lo scorso anno sono cambiati nel 2015,” ha dichiarato il capo economista Daniel J. Meckstroth, della MAPI. “Un improvviso, rapido declino dei prezzi del petrolio e del gas naturale è stato un bene per gli utenti di energia, ma ha causato problemi di perforazione energia, esplorazione, e la catena di approvvigionamento del materiale, un improvviso, rapido aumento del valore del dollaro faceva male alla nostra competitività commerciale, un grande inventario accumulo lo scorso inverno ha spinto il rapporto scorte / vendite di alti indesiderate e, infine, i consumatori sono cauti e avversi al rischio, e molti di questi shock che rallentano la crescita quest’anno sarà assorbita e non terrà la crescita nel 2016”, ha aggiunto. “Presumendo abbiamo un ritorno ad un ‘inverno normale’ di quest’anno, la produzione dovrebbe ottenere una spinta.”

Il rapporto MAPI offre delle previsioni economiche su 23 delle 27 industrie coperte. La MAPI anticipa che 19 settori cresceranno nel 2015, 3 diminuiranno ed uno, quello dell’alluminio, si manterrà sugli stessi livelli del 2014. I settori “top performers”, con una crescita annua prevista dell’11%, saranno quello dei motori, turbine e apparecchiature di trasmissione di potenza e quello dei macchinari industriali.

Con un aumento del 6%, le esportazioni italiane verso gli USA sono passate da € 1,3 miliardi nel primo semestre del 2014 a € 1,4 miliardi nello stesso periodo del 2015. L’Italia mantiene una posizione di rilievo fra i principali Paesi fornitori di macchinari e tecnologie strumentali, posizionandosi al 7° posto, con una quota di mercato del 5,4% (6,3% nel 2014), preceduta nell’ordine da Giappone, Germania, Cina, Canada, Messico e Corea del Sud e seguita dal Regno Unito e dalla Francia.

Nei primi 6 mesi del 2015 le importazioni totali statunitensi relative ai 15 settori di riferimento di Machines Italia sono aumentate del 25%, attestandosi a quota € 25,7 miliardi. Per quanto riguarda le importazioni statunitensi delle principali categorie merceologiche di beni strumentali, si è registrato un aumento di tutte le voci doganali ad eccezione delle macchine tessili (-13,4%) e delle macchine imballaggio e confezionamento (-3,1%).

Quasi il 60% delle importazioni statunitensi di beni strumentali è costituito da componentistica oleodinamica, pneumatica ed organi di trasmissione, macchine agricole e macchine per il movimento terra e per l’edilizia.

Nei primi sei mesi del 2015 gli USA hanno fatto registrare all’interno del macro-comparto della meccanica strumentale, crescite positive generalizzate degli acquisti dall’Italia. Si sono rivelati in calo soltanto sei dei quindici settori di Machines Italia, quello delle macchine lavorazione marmo e pietra (-41,5%), macchine agricole (-15,7%), macchine per fonderia (-12,1%), macchine tessili (-11,9%), macchine industria grafica e cartotecnica (-11,7%) e quello delle macchine utensili (-1,5%). Solo il settore delle macchine tessili segue i trend settoriali delle importazioni degli USA dal resto del mondo.

Per quanto riguarda le importazioni dall’Italia, i settori che mostrano il maggior incremento, con variazioni a doppia cifra nel 2015, sono stati:  macchine per la lavorazione del vetro (+63,2%), macchine per il movimento terra e macchine edili (57,3%), macchine per la lavorazione del legno (+30,7%),  macchine per la lavorazione della ceramica (+24,2%), componentistica oleodinamica, pneumatica ed organi di trasmissione (+17,8%) e macchine imballaggio e confezionamento  (+13,5%).

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